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Pericolo Scampato


Quasi cento sono stati ospitati nei cinque centri d’accoglienza organizzati nei comuni intorno. Gli Schettino se ne sono andati nella palestra di Condove. E si sono portati appresso quella strana sensazione di chi ha trascorso una vita sopra un bomba senza saperlo. Hanno liberato casa loro, una villetta beige a due piani, quando la strada intorno era già transennata e, proprio accanto al semaforo all'ingresso del paese, intorno alla «Signora» era già stata scavata una buca larga e profonda. Anche Zeferino Cantore ha brontolato un po’ ma poi s’è alzato ed è uscito di casa. Sua nipote l’ha aiutato a vestirsi e l’ha accompagnato al salone della Caritas di Sant’Ambrogio. Lui l’ha presa come una gita: 97 anni, il più anziano di tutta Chiusa, non è tipo da scomporsi per così poco. «Io l’ho vista la bomba, quella vera. Arrivò il 29 agosto del 1944, ci furono morti e feriti, case sventrate, muri crollati».

 

A Chiusa l’hanno presa così. «Qualcuno s’è lamentato», racconta il sindaco. «Dicevano che era un’esagerazione evacuare il paese per un ordigno inesploso di sessant’anni fa. Ma io una responsabilità del genere non me la sono presa. Mi hanno detto di mandarli via tutti e così ho fatto».


Il buon senso ha prevalso. Anche davanti ai cancelli della Cabind, dove da settimane 78 operai presidiano la loro fabbrica che rischia di chiudere. Ieri mattina si sono incatenati ai cancelli, poi sono arrivati il sindaco e il capitano dei carabinieri di Susa Mazzanti ed è finita con una foto di gruppo.
Giornata di sole. Giornata facile per gli artificieri, abituati agli ordigni fai-da-te di Afghanistan e Bosnia: inizio lavori alle 10, poco dopo il passaggio del Tgv. A mezzogiorno la 792esima bomba rimossa dal 2006 nel Nord-Ovest d’Italia era già stata resa inoffensiva. L’hanno caricata su un mezzo dell’esercito e portata in aperta campagna, quasi sotto il viadotto dell’autostrada. Lì l’hanno seppellita sotto tre metri di terra e sabbia e l’hanno fatta brillare. Alle due era tutto finito.

Via la corrente e i gas; chiuse le statali 24 e 25, l'autostrada del Frejus e la ferrovia. La «signora» ha dato da lavorare a quasi duecento persone: esercito, Vigili del fuoco, carabinieri, polizia, protezione civile e tanti volontari. Anche quelli della Caritas, che a Sant'Ambrogio hanno preparato il pranzo per gli «sfollati»; prosciutto, salame, tortellini, frutta e torta fatta in casa.
Una giornata di festa. Per loro. Un po' meno per chi è rimasto impigliato in Valsusa. Solo verso le quattro del pomeriggio tutte le strade sono state riaperte e i treni hanno ricominciato a circolare sull’intera tratta Torino-Modane. Fino a metà pomeriggio la valle è rimasta spezzata: dalla bassa a Chiusa e Caprie; da Bardonecchia a Condove. Colpa della «Signora».

 

Alla prossima ! 

 

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